| Google e le ombre sulla luce |
| Web2.0 | |
| Scritto da Fabio Ghirelli | |
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Ma avrete notato, attenti lettori quali siete, che ho scritto “in teoria”. Perché, per qualche ragione, l'intero libro, oltre a ripetere in modo esasperante sempre gli stessi concetti, fonda le proprie accuse su basi che trovo assolutamente discutibili, ove non ridicole.
1° capo d'accusa:
Google non è democratico, perché valuta la posizione di un sito nei risultati in base ai link che vi conducono, e valuta questi link in modo diverso a seconda del tipo di pagine su cui sono: ci sono siti, come quelli universitari o governativi, i cui link valgono di più.
Se deve chiedere in giro chi ne sa di più di motori, si fida di più del parere di un meccanico che di quello di un falegname. Ora, io non metto in dubbio che ci siano falegnami espertissimi di motori, ma se devo decidere a chi chiedere, io trovo normale fidarmi di più di un meccanico. Il capo d'accusa non regge: o se vogliamo, regge solo in casi talmente particolari da essere semplicemente aneddotici.
2° capo d'accusa:Le persone sono tanto soddisfatte dei risultati che Google fornisce loro, ma non sanno neppure come funziona l'algoritmo che fa sì che i risultati siano quelli e non altri. Quindi in realtà la bontà di Google è solo teorica, ma non dimostrata apertamente.
In breve: Google non è un buon medico. Vi fa passare l'influenza, ma non vi spiega come le sostanze chimiche nell'aspirina abbiano interagito con il vostro corpo. Quindi in realtà l'influenza vi è passata, ma vi sarebbe passata meglio se foste stati laureati in farmacia, o in medicina.
3° capo d'accusa:
Google non è trasparente. Siccome “sfogliare” tutta la rete ad ogni ricerca è impossibile, devono esistere dei filtri che selezionano in quale “sotto-base dati” il motore deve cercare. Ma se ci sono questi filtri, come essere sicuri che non ce ne siano altri?
Ossia: Google non fa una cosa che ammettiamo tutti è palesemente impossibile: la fa in modo che funzioni. Ma chi ci dice che i metodi che usa per renderla possibile non vengano usati anche in modo più oscuro, ingannevole, pericoloso?
4° capo d'accusa:
Google ha accettato delle censure governative, ad esempio per entrare in Cina, oscurando una lista di siti non graditi al governo Cinese. Se l'ha fatto lì, come credere che non lo faccia dappertutto?
L'accusa è reale. Nell'entrata in Cina, sono d'accordissimo con il gruppo Ippolita, Google ha tradito i principi che mette alla base del suo lavoro. Dove NON sono d'accordo è:
5° capo d'accusa:
Google sembra dare possibilità agli utenti di creare contenuti personali (rielaborando e ampliando strutture come Google Earth, Google Maps, e simili) ma in realtà lo permette solo con i propri standard – quindi, con il piano segreto di diventare l'unico standard.
Ossia: Google è un pessimo maestro. Anziché dire a tutti i suoi studenti “scrivetemi un racconto, vostro e personale, ciascuno nella propria lingua inventata”, pretende che lo scrivano tutti in Italiano.
6° capo d'accusa:
Google ha per filosofia il miglioramento continuo. Ciò è male: indica che bisogna sempre spostare in avanti la soddisfazione dei propri desideri. Slogan per slogan, preferiamo “fare schifo, in una società che obbliga all'eccellenza, è un preciso dovere morale”.
La parte in grassetto, ci tengo a dirlo, è citata testualmente: Pagina 58. E le pagine da 48 a 58 sono in effetti una serie abbastanza incomprensibile di attacchi alle filosofie di base di Google, da “Google ha una bella sede solo per rintontire i dipendenti” a “E' accentrante e scorretto che Google abbia centinaia di lingue d'interfaccia”. Non me la sento, vi ho trattenuto anche troppo, di commentarli tutti. Mi limito a lasciarvi con una domanda: cosa c'è non solo di doveroso, ma proprio di morale, nel rifiutarsi di migliorare? |
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Pochi giorni fa, Luca ha scritto uno splendido articolo
sull'
Il titolo era interessante. E lo confesso: io per primo, sebbene appassionato (rieccoci) di Google e di come sta modificando il nostro mondo, sono convinto che una realtà così pervasiva abbia sicuramente delle ombre e vada controllata, commentata, e se necessario criticata. E nessuno è meglio per questo genere di lavoro, in teoria, di un gruppo come Ippolita, un gruppo di ricerca dalle competenze più svariate. Noi stessi abbiamo parlato, non è molto, dell'importanza dei blog, e in generale delle moltiplicate possibilità per persone un tempo prive di voce di farsi sentire.









