Le palle del marketing - 2 |
| TREND : NEWS - Marketing e comunicazione | |
| Scritto da Fabio Ghirelli | |
Non avrai mai una seconda possibilità di fare una buona prima impressioneBentornati! Vi abbiamo tenuto un posto: sedetevi, e continuiamo. Eravamo proprio a metà della storia, ricordate? Bene, oggi vedremo come si fa a raccontare una storia che funziona.
Cominciamo dal punto più difficile: superato questo, il resto è una passeggiata. Per convincere, una storia dev'essere autentica. Già: stiamo parlando di “Tutte le Palle del Marketing”, ma alla fine possiamo raccontarne proprio poche. Non siete convinti? Era prevedibile. Siamo abituati a pensare al Marketing come ad una serie di bugie, architettate ora con maestria ora... un po' meno, per coprire i difetti del nostro prodotto (servizio, soluzione, progetto...) e farlo accettare al nostro pubblico. E in effetti... per quanti anni ha funzionato! Ma se siete stati attenti alla chiacchierata della volta scorsa, ricorderete che dicevamo che, appena ci facciamo un'opinione su qualcosa, il nostro cervello si mette immediatamente al lavoro per :
E oggi, questo cambia molto le cose. Le cambia oggi più di dieci anni fa, perché allora i punti e le occasioni di contatto con il pubblico li sceglieva sempre l'Azienda. Quello che accadeva dietro la pubblicità era un mistero; i problemi di un singolo con un prodotto, o un servizio, al massimo erano conosciuti dai suoi amici più stretti. Era l'Azienda a plasmarsi un'immagine, e a proporla, unica, al pubblico. Ma oggi... le persone possono venire a sapere di noi, dei nostri prodotti o servizi, senza nemmeno avere idea di come sia (sempre che ne facciamo) la nostra pubblicità. Possono farsi un'opinione basandosi su quello che si dice di noi su Internet, sui commenti che dei nostri clienti hanno lasciato su di noi fra le righe di un forum, o sui post furibondi di un cliente scontento che ha creato un blog solo allo scopo di raccontare la sua storia di insoddisfazione con noi. E non possiamo coprire, in nessun modo, nessuno di questi canali. Per attentamente che costruiamo la nostra storia ddi facciata... ci sono mille porte sul retro da cui un cliente può entrare a scoprire se stiamo mentendo. E allora, cosa possiamo fare? Il fatto stesso che la risposta non ci venga spontanea dovrebbe farci riflettere. Comunque, la risposta è che possiamo essere autentici. Una storia autentica è coerente: non si finge diversa da come è. Riedel (vi ricordate di Riedel?) crede, fermamente (sì, anche contro l'evidenza scientifica) che i suoi calici migliorino l'aroma vino. E proprio perché crede in quello che fa, da ogni punto la sua storia è coerente. Nessuno scoprirà mai che Riedel passa il tempo a ridere dei clienti che gli pagano 300 dollari per un calice di cristallo, perché lui, per primo, li usa. E questo si traduce nel fatto che, da qualunque punto si formi la prima impressione dei suoi clienti sulla sua Azienda, questa non viene mai smentita. Alcuni scelgono di credergli, e alcuni no; ma nessuno trova contraddizioni in quanto scopre. Il solo modo per essere autentici e credibili è essere coerenti; e il solo modo di essere coerenti è credere alla propria storia, per primi. Non vorrei vi venisse un dubbio sciocco: essere autentici è solo l'inizio, non sogniamoci che da solo sia sufficiente. Nel momento in cui abbiamo una storia autentica (e spero che ormai sia chiaro come anche le Palle possono essere assolutamente autentiche) dobbiamo ancora decidere come raccontarla, con che voce, su quali canali. Diciamo questo, però: è un primo passo senza il quale il resto del viaggio è piuttosto inutile. E poi, dobbiamo tenerci qualcosa da raccontarvi nei prossimi articoli, no? |
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